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Breve descrizione:
Le Valli di Sant'Antonio, Riserva naturale regionale.
In territorio di Córteno Golgi BS, ai confini con Aprica e
la Valtellina, le Valli di S. Antonio (Brandét e Campovecchio)
fanno parte del sistema orografico delle Alpi Orobie nord-orientali
e i loro bacini confluiscono nell'Ogliolo, indi nell'Oglio. L'omonima
Riserva regionale, istituita nel 1983, copre ca. 210 ettari lungo
i fondovalle, tutelando un'area compresa tra i 1100 e i 1500 m. di
quota, i cui versanti culminano con cime che raggiungono i 2750 metri
(Palone 2530, Borga 2661, Torsolèto 2707, Sèllero 2744,
Telènek 2754, Torsolazzo 2610, Pasò 2575). Attraverso
tali monti si snoda l'Alta Via n. 7, o "Sentiero 4 Luglio",
dove si corre a inizio luglio l'omonima SkyRace. La Riserva si trova
nel cuore dell'Azienda faunistico-venatoria "Val Belviso-Barbellino",
particolarmente ricca della tipica fauna alpina (soprattutto camosci,
caprioli e cervi). Il valore paesaggistico del sito è dato
dalla compiutezza di un ambiente particolarmente rappresentativo,
per aspetti morfologici e vegetazionali, delle strette convalli centroalpine
poste a queste quote. L'ambiente è caratterizzato dall'alternanza
di boschi di conifere, a larga predominanza di abete rosso, e di pascoli
e prati da sfalcio, punteggiati da piccoli nuclei di baite e fienili.
Il fondo delle valli è percorso da torrenti, sui quali sono
stati costruiti già secoli orsono alcuni caratteristici ponti
in legno coperti. I rari ristagni d'acqua danno luogo a piccoli acquitrini,
come presso Malga Travasina, nella Valle di Campovecchio, dove si
sviluppa la caratteristica vegetazione di torbiera, mentre a quote
più elevate, nelle depressioni di origine glaciale, si sono
formati stupendi laghetti. Tra questi è da menzionare almeno
il Lago Pìcol, che a dispetto del nome è uno dei più
grandi delle Alpi Orobie (quota 2.378 m., profondità 65,4 m.,
estensione 123.000 mq.). I prati di fondovalle sono destinati alla
fienagione e al pascolo e in entrambe le valli essi ospitano aree
di sosta attrezzate. I tipici edifici in pietra e legno, nati come
stalle e fienili, radunati in piccoli agglomerati, testimoniano l'armonica
integrazione tra natura e attività dell'uomo. La risistemazione
di alcuni antichi forni fusori e recenti scoperte di graffiti preistorici,
insieme alla ristrutturazione del vecchio mulino di S. Antonio e della
segheria veneziana poco più a valle, dovrebbero presto ancor
più impreziosire questi luoghi.
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